Poesia di stupore e per immagini quella di Liliana Zinetti, bergamasca appena pubblicata per le edizioni forlivesi de L’arcolaio, curate da Gianfranco Fabbri: la questione dello splendore della natura prende forza proprio attraverso descrizioni nette ed immagini precise, la Zinetti insomma decide di creare un verso a puro uso del significato: ne viene fuori una poesia asciutta e in qualche modo dura e fragile assieme, come pietra.
Ancora una volta è in gioco il binomio “natura e vita” tanto caro oggi alla nostra Poesia; ecco la vita appunto qua sta forse la svolta degli ultimi anni rispetto ad un modo di fare poesia troppo innamorato della parola, del significante piuttosto che del significato. Molto si sta facendo invece per ritrovare il senso delle cose, anche in poesia: e sia che ci si trovi all’interno di percorsi privati, come in questo caso, sia che ci si rivolga più apertamente a politiche sociali, se non addirittura civili, emerge questo lavoro, questo reciproco leggersi e parlarsi. Dal dialogo si ottiene molto, e il dialogo è innanzitutto la lettura, ne parliamo spesso anche qui di come sia necessario conoscere le parole della Poesia perché tutto questo non si esaurisca in un semplice esercizio di pubblicazione. La lettura del Novecento della Zinetti appare al tempo stesso solida e umile (sempre grande pregio), conscia anche del percorso che sta intraprendendo e di come questo passi necessariamente attraverso generazioni molto differenti, anche se la natura rigogliosa e umana delle terre dell’autrice alla fine diviene l’unica protagonista e rende giustizia pure alla ricerca privata che ancora una volta assomiglia ad un percorso lungo le valli, i colori e le stagioni. Forza della Poesia (lo dico spesso) è rendere comune un percorso privato, qui la cosa è evidente, l’urgenza del fare poesia tangibile, Liliana Zinetti sembra fare una poesia necessaria quanto respirare - ancora una volta Gianfranco Fabbri e la sua squadra di collaboratori danno alle stampe un libro decisamente da consigliare, da invitare a leggere e questo in un panorama così variegato e poco inquadrabile non è certo poca cosa: solo chi lavora con serietà alla Poesia può produrre lavori degni di essere condivisi, la strada da sempre è quella.
Ogni cosa ha radice nel vento
Le mie parole sono farfalle insanguinate.
Hanno la reticenza del dubbio
il bianco della neve
sono passi a ritroso verso il silenzio
pagine di un libro sfogliato dal vento.
Le mie parole sono mani sui muri
culla di fragili lune d’inverno.
***
a F.M.
Per rotte inquiete risalgo
l’orma a ritroso delle parole,
e quel volgersi dei volti
nell’ombra che schiude il respiro
dell’alba, fiato di labbra sigillate
sulle città coricate nel morso
di costellazioni di buio, grido
d’ali, l’inizio
indecifrabile della luce
che traccia alfabeti di nuvole.
Risalgo la sconfitta
di giorni appesi a ragnatele d’aria
dove si radunano gli inverni
ammutoliti al fuoco azzurro
di tutti i colori
impronte sui vetri del mattino
il furore immobile
del silenzio e della pietra.
L’alfabeto dei fiori
fino al sangue della terra,
il cerchio e il seme,
la resa disarmata
della voce e delle parole.
Le orme nella neve
tutte le direzioni
e l’indice di un ramo impazzito
alla brina delle siepi.
***
Stremata carne, ventre di buio.
Incisa dai raggi freddi della luna.
Oh morta sera
d’inverno, novilunio.
Ruotano le stelle di Van Gogh
nel nero che hai scritto. Qui sono
le ombre, zampe di giorni
assiepati.
Colano, intridono le pareti
che credevi casa.
L’aria pura di un aprile,
la luce esplosa dei colori.
Nessun posto dove stare.
***
C’è questo levarsi dei morti
inverni fioriti di neve, i colori
non hanno suono che possa
dare voce al silenzio.
Siamo stati qui, smarriti nella fine
dei nomi in attesa che l’alba
aprisse a un alfabeto
non a un vento che ci ha chiamati
con la voce nera e fonda
di strade interrotte.
C’è questo dire aspro
di cose finite, lasciate alle spalle
- disperso nei gridi dell’erba
una pena di steli piegati
di acqua sulla pietra
che batte il suono di nessun mattino
***
Dalla Sezione Due (I giorni del sole fermo)
C’è un vento che scuote lamiere, mugghia
come un toro irato. Lei conosce lo iato, lei
separa un tempo da un tempo
(ma mischia il grano al loglio, il sano all’infetto) alza
inferriate, uncini di vetro
sfarina la pena
mangiatene tutti, questo è il mio corpo
la liturgia del pane, corpo
consunto per tornare
a quando erano gli occhi stelle
con ancora un cielo
Lei attraversa l’aria
e si fa attraversare
da becchi di uccelli furenti
e vuole il cielo e vuole il mare
l’assoluto azzurro, lei fata
di sortilegi e marzapane
lei strega di furori e tempesta
di un corpo sacrificale.
(I viali trasportano lo strazio fin dentro gli alberi,
la curva inaspettata con i fiori, cose
LILIANA ZINETTI - "NEL SOLO ORDINE RICONOSCIUTO" - L'ARCOLAIO FORLI'
In vendita anche nel sito della casa editrice

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Fa piacere ogni tanto ricevere i libri de “L’arcolaio”. Sono preziosi ed eleganti. Anche il contenuto lo è altrettanto, come dimostra i Ruderi del Tauro di Enrico De Lea, un libro algido e potente, che non dà vie di scampo al lettore e per questo egli ne fa tutt’uno con sé, con la sua carne e la sua anima. Enrico De Lea (1958) è nato a Messina e vive a Legnano, dove svolge la professione di avvocato tributarista. Ha pubblicato nel 1988 la plaquette Esercizi vitali, e nel 1992 la raccolta Pause (Edizioni del Leone). Suoi testi sono apparsi riviste “Wimbledon”, “Specchio”, “Tuttolibri” , “Atelier”, “Sud”. Occasionalmente scrive sulla stampa locale. A questo Ruderi del Tauro, libro bello e perfetto, si deve aggiungere una postfazione di Sebastiano Aglieco, che tra l’altro scrive: “Il libro, in effetti,si struttura secondo l’andamento liturgico di una preghiera non istituzionalizzata, di difficile pronuncia, piuttosto, che non, canta l’ossequio e non invoca il miracolo, ma costituiscel’accompagnamento salmodiante del pellegrino”.
(adieu)
È disincanto del rintocco, campanario
squarta l’asciutto espianto della lingua –
dentro un paesaggio che lo pasce e nega.
Il debito che non s’estingue, la pingue
larva della catena – una coperta
che la terra tesse.
ENRICO DE LEA – “RUDERI DEL TAURO” – CASA ED. L’ARCOLAIO- FORLI’-COLLANA I CODICI DEL ‘900-
Bucare la polvere, il primo libro di poesie di Katia Zattoni è un libro speciale per il sottoscritto. Chi di voi ha avuto l’occasione di leggere altre mie recensioni sa quanto mi piaccia in questo momento fare mio il libro. Ho il piacere e privilegio dell’amicizia di Katia, un’amicizia che si tesse giorno dopo giorno, perché c’è un filo che ci unisce e funge da trama in questo: la forza e voglia di essere.
Credo che niente sia affidato al caso, proprio come la copertina del libro, di colore azzurro, un colore tra i miei preferiti perché è il colore del mare e del cielo e questo per me rappresenta la libertà da tutto a prescindere. Per i cinesi è il colore dell'immortalità, il colore del silenzio, della calma e della tranquillità. È il colore della contemplazione e della spiritualità.
Per questo entro a capofitto in questo libro con una leggerezza d’animo del tutto particolare, forse difficile da spiegare qui sulla carta bianca, ma senz’altro evidente di persona. Il titolo, è già per sé poesia, la dice di gran lunga sull’effetto che l’autrice vuole dare. Vedere oltre, guardare avanti, oltrepassare i problemi. È forse questo l’intento di Katia? E forse questo che l’autrice vuole farci capire?
Nella mia mente è cosi. Vivo ogni libro in maniera personale, vivo ogni similitudine, ogni verso riportandolo sulla mia pelle, sulla mia situazione, su quanto io vorrei sentirmi dire.
Bucare la polvere mi ha preso e trasportato in un mondo fatto di deja vu, di tempi passati, tante piccole briciole che l’autrice definirebbe “briciole di cracker integrali / dalla scadenza ormai superata.”
Poi vado a cozzare in piena velocità nella seconda poesia: Sto sulla soglia.
Poesia che mi riporta ricordi indelebili, forse perché ancora troppo attuali, ma che proprio per questo mi legano al libro in maniera esponenziale. La chiusa è l’apice: E intanto mi faccio bolla d’aria / nel mare che si agita all’intorno.”
Per rafforzare la tesi del colore, riporto versi di un’altra poesia che evidenzia quanto l’autrice sia cresciuta, sia razionalmente pacata: “Prendere fiato, e poi ancora, / perché vivere è tutto ciò che ci resta.”
E sono solo a pagina ventidue. Quante emozioni, quante sollecitudini al petto, quanti sorrisi, collegati alla mia illusione di esserne l’autore. Quanta forza, coraggio nel rappresentare un percorso che solleva la polvere del nostro mondo. A volte ho la sensazione che da un momento all’altro tutto possa svanire ed invece un’altra poesia giunge come una ferrata allo stomaco: “A stento muovo passi: / esco, e col silenzio mi riparo.” Quasi come se l’autrice sentisse il bisogno di solitudine, di chiudere il suo mondo in una bottiglia e gettarlo “Oltre Oriente”(altra poesia dell’autrice, nda).
Ma il libro di Katia non è solo empatia ed emozione, è ricco di tecnica, di ritmi suggestivi. Ci sono testi che grazie al ritmo incessante, veloce, riesce a mettere quel pizzico in più alle già ottime parole. Questo perché le poesie non sono mucchi di parole accatastate qui e la con qualche virgola, ma la poesia è anche ritmo, è un calibrare il respiro e donarlo con tutti gli incentivi delle emozioni. Di questo Katia ne è consapevole, ecco perché ci sono varie tipologie di poesie e di versi in questo libro. Anche la tecnica della poesia “parlata” ha un effetto sonoro del tutto particolare sul lettore.
Potrei scrivere pagine e pagine su questo libro, sulle emozioni che hanno risvegliato nel profondo, su quanto i suoi dolori, le sue esperienze, hanno lasciato un segno su questo libro. Potrei scrivere come è collegabile alla mia situazione. Potrei farlo, certo, ma perché togliervi il privilegio di poterci navigare in questo mare azzurro, il vostro, e lasciarvi cullare dalle onde e dalle pause dei versi?
Non è certo il mio intento, anzi spero nel mio piccolo di avervi invogliato alla lettura di “Bucare la polvere”,
un libro che potrebbe lasciare senza fiato, per un attimo, un attimo solo, fino a quando non volti la pagina e riparti a respirare l’aria di questa essenza.
Ricollegandomi a quanto detto in precedenza, l’augurio che lancio a Katia e quello di continuare ad “Imbottigliare” le sue emozioni, sempre più. Io sarò qui pronto a stappare, e brindare ad ogni respiro …. che soffierà via la polvere ….
Guido Passini


SONO USCITI I NUOVI LIBRI DE LARCOLAIO!!
DUE OTTIMI TESTI:
"NEL RESPIRO" di PAOLO FICHERA - Collana IL LABORATORIO
"CERCAVI TRA L'ERBA LE PAROLE" di ROBERTO MARINO MASINI - Collana I CODICI DEL '900
I DUE VOLUMI SONO IN VENDITA NEL SITO DELLA CASA EDITRICE.
Ne diamo notizia soltanto oggi, ma, come si dice: "meglio tardi che mai!". Il nostro FABIO MICHIELI ha presentato, lo scorso 12 agosto in terra veneta (Cavallino -Ve-), il suo elegante volume, edito dalla nostra casa editrice. Un buon pubblico, una presentatrice attenta e graziosa. Lui, giovane belloccio ed abbronzato, si appresta a spiegare la tematica di DIRE, la raccolta di cui si parla adesso. Cavallino, così come Ca' Savio, è luogo marino e turistico di elevata gradevolezza. Colgo qui l'occasione per ricordare con grande piacere l'evento del 24 aprile scorso, quando, nella sede comunale della stessa Cavallino, io e l'autore presentammo questa bell'opera, allora freschissima di stampa.
UN AUGURIO DI BUON LAVORO, CARO FABIO!
A SUCCESSI ULTERIORI!
IL TUO EDITORE E AMICO, GIANFRANCO (FRITZ)


