giovedì, 12 novembre 2009

MATTEO FANTUZZI RIFLETTE SU "NEL SOLO ORDINE RICONOSCIUTO" DI LILIANA ZINETTI

Poesia di stupore e per immagini quella di Liliana Zinetti, bergamasca appena pubblicata per le edizioni forlivesi de L’arcolaio, curate da Gianfranco Fabbri: la questione dello splendore della natura prende forza proprio attraverso descrizioni nette ed immagini precise, la Zinetti insomma decide di creare un verso a puro uso del significato: ne viene fuori una poesia asciutta e in qualche modo dura e fragile assieme, come pietra.

Ancora una volta è in gioco il binomio “natura e vita” tanto caro oggi alla nostra Poesia; ecco la vita appunto qua sta forse la svolta degli ultimi anni rispetto ad un modo di fare poesia troppo innamorato della parola, del significante piuttosto che del significato. Molto si sta facendo invece per ritrovare il senso delle cose, anche in poesia: e sia che ci si trovi all’interno di percorsi privati, come in questo caso, sia che ci si rivolga più apertamente a politiche sociali, se non addirittura civili, emerge questo lavoro, questo reciproco leggersi e parlarsi. Dal dialogo si ottiene molto, e il dialogo è innanzitutto la lettura, ne parliamo spesso anche qui di come sia necessario conoscere le parole della Poesia perché tutto questo non si esaurisca in un semplice esercizio di pubblicazione. La lettura del Novecento della Zinetti appare al tempo stesso solida e umile (sempre grande pregio), conscia anche del percorso che sta intraprendendo e di come questo passi necessariamente attraverso generazioni molto differenti, anche se la natura rigogliosa e umana delle terre dell’autrice alla fine diviene l’unica protagonista e rende giustizia pure alla ricerca privata che ancora una volta assomiglia ad un percorso lungo le valli, i colori e le stagioni. Forza della Poesia (lo dico spesso) è rendere comune un percorso privato, qui la cosa è evidente, l’urgenza del fare poesia tangibile, Liliana Zinetti sembra fare una poesia necessaria quanto respirare - ancora una volta Gianfranco Fabbri e la sua squadra di collaboratori danno alle stampe un libro decisamente da consigliare, da invitare a leggere e questo in un panorama così variegato e poco inquadrabile non è certo poca cosa: solo chi lavora con serietà alla Poesia può produrre lavori degni di essere condivisi, la strada da sempre è quella.

 Alcune poesie tratte dal libro.

***

  Ogni cosa ha radice nel vento

 

Le mie parole sono farfalle insanguinate.

Hanno la reticenza del dubbio

il bianco della neve

sono passi a ritroso verso il silenzio

pagine di un libro sfogliato dal vento.

Le mie parole sono mani sui muri

culla di fragili lune d’inverno.

 

 

***

 

          a F.M.

                                                                                           

Per rotte inquiete risalgo

l’orma a ritroso delle parole,

e quel volgersi dei volti

nell’ombra che schiude il respiro

dell’alba, fiato di labbra sigillate

sulle città coricate nel morso

di costellazioni di buio, grido

d’ali, l’inizio

indecifrabile della luce

che traccia alfabeti di nuvole.

Risalgo la sconfitta

di giorni appesi a ragnatele d’aria

dove si radunano gli inverni

ammutoliti al fuoco azzurro

di tutti i colori

impronte sui vetri del mattino

il furore immobile

del silenzio e della pietra.

 

L’alfabeto dei fiori

fino al sangue della terra,

il cerchio e il seme,

la resa disarmata

della voce e delle parole.

Le orme nella neve

                         tutte le direzioni

e l’indice di un ramo impazzito

alla brina delle siepi.

                  

 

***

 

Stremata carne, ventre di buio.

Incisa dai raggi freddi della luna.

Oh morta sera

d’inverno, novilunio.

Ruotano le stelle di Van Gogh

nel nero che hai scritto. Qui sono

le ombre, zampe di giorni

                              assiepati.

 

Colano, intridono le pareti

che credevi casa.

 

L’aria pura di un aprile,

la luce esplosa dei colori.

 

Nessun posto dove stare.

 

 

***

 

C’è questo levarsi dei morti

inverni fioriti di neve, i colori

non hanno suono che possa

dare voce al silenzio.

Siamo stati qui, smarriti nella fine

dei nomi in attesa che l’alba

aprisse a un alfabeto

 

non a un vento che ci ha chiamati

con la voce nera e fonda

di strade interrotte.

 

C’è questo dire aspro

di cose finite, lasciate alle spalle

                - disperso nei gridi dell’erba

una pena di steli piegati

di acqua sulla pietra

che batte il suono di nessun mattino


***

 

Dalla Sezione Due  (I giorni del sole fermo)

 

C’è un vento che scuote lamiere, mugghia

come un toro irato. Lei conosce lo iato, lei

separa un tempo da un tempo

(ma mischia il grano al loglio, il sano all’infetto)  alza

inferriate, uncini di vetro

 

sfarina la pena

mangiatene tutti, questo è il mio corpo

 

la liturgia del pane, corpo

consunto per tornare

 

a quando erano gli occhi stelle

con ancora un cielo

 

Lei attraversa l’aria

e si fa attraversare

 

da becchi di uccelli furenti

 

e vuole il cielo e vuole il mare

l’assoluto azzurro, lei fata

di sortilegi e marzapane

lei strega di furori e tempesta

 

di un corpo sacrificale.

 

(I viali trasportano lo strazio fin dentro gli alberi,

la curva inaspettata con i fiori, cose

LILIANA ZINETTI  - "NEL SOLO ORDINE RICONOSCIUTO" - L'ARCOLAIO FORLI'

In vendita anche nel sito della casa editrice

 

 

 

postato da: nestore22 alle ore 19:27 | link | commenti (2)
categorie: poesia, appuntamenti, critica letteraria
venerdì, 06 novembre 2009

ROBERTO CARIFI PARLA DI "RUDERI DEL TAURO" SU POESIA

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Fa piacere ogni tanto ricevere i libri de “L’arcolaio”. Sono preziosi ed eleganti. Anche il contenuto lo è altrettanto, come dimostra i Ruderi del Tauro di Enrico De Lea, un libro algido e potente, che non dà vie di scampo al lettore e per questo egli ne fa tutt’uno con sé, con la sua carne e la sua anima. Enrico De Lea (1958) è nato a Messina e vive a Legnano, dove svolge la professione di avvocato tributarista. Ha pubblicato nel 1988 la plaquette Esercizi vitali, e nel 1992 la raccolta Pause (Edizioni del Leone). Suoi testi sono apparsi riviste “Wimbledon”, “Specchio”, “Tuttolibri” , “Atelier”, “Sud”. Occasionalmente scrive sulla stampa locale. A questo Ruderi del Tauro, libro bello e perfetto, si deve aggiungere una postfazione di Sebastiano Aglieco, che tra l’altro scrive: “Il libro, in effetti,si struttura secondo l’andamento liturgico di una preghiera non istituzionalizzata, di difficile pronuncia, piuttosto, che non, canta l’ossequio e non invoca il miracolo, ma costituiscel’accompagnamento salmodiante del pellegrino”.

 

(adieu)

 

È disincanto del rintocco, campanario

squarta l’asciutto espianto della lingua –

dentro un paesaggio che lo pasce e nega.

Il debito che non s’estingue, la pingue

larva della catena – una coperta

che la terra tesse.

 

 

ENRICO DE LEA – “RUDERI DEL TAURO” – CASA ED. L’ARCOLAIO- FORLI’-COLLANA I CODICI DEL ‘900-

postato da: nestore22 alle ore 20:37 | link | commenti (4)
categorie: poesia, appuntamenti, critica letteraria
mercoledì, 04 novembre 2009

GUIDO PASSINI RIFLETTE SU BUCARE LA POLVERE

Bucare la polvere, il primo libro di poesie di Katia Zattoni è un libro speciale per il sottoscritto. Chi di voi ha avuto l’occasione di leggere altre mie recensioni sa quanto mi piaccia in questo momento fare mio il libro. Ho il piacere e privilegio dell’amicizia di Katia, un’amicizia che si tesse giorno dopo giorno, perché c’è un filo che ci unisce e funge da trama in questo: la forza e voglia di essere.

Credo che niente sia affidato al caso, proprio come la copertina del libro, di colore azzurro, un colore tra i miei preferiti perché è il colore del mare e del cielo e questo per me rappresenta la libertà da tutto a prescindere. Per i cinesi è il colore dell'immortalità, il colore del silenzio, della calma e della tranquillità. È il colore della contemplazione e della spiritualità.

Per questo entro a capofitto in questo libro con una leggerezza d’animo del tutto particolare, forse difficile da spiegare qui sulla carta bianca, ma senz’altro evidente di persona. Il titolo, è già per sé poesia, la dice di gran lunga sull’effetto che l’autrice vuole dare. Vedere oltre, guardare avanti, oltrepassare i problemi. È forse questo l’intento di Katia? E forse questo che l’autrice vuole farci capire?

Nella mia mente è cosi. Vivo ogni libro in maniera personale, vivo ogni similitudine, ogni verso riportandolo sulla mia pelle, sulla mia situazione, su quanto io vorrei sentirmi dire.

Bucare la polvere mi ha preso e trasportato in un mondo fatto di deja vu, di tempi passati, tante piccole briciole che l’autrice definirebbe “briciole di cracker integrali / dalla scadenza ormai superata.”

Poi vado a cozzare in piena velocità nella seconda poesia: Sto sulla soglia.

Poesia che mi riporta ricordi indelebili, forse perché ancora troppo attuali, ma che proprio per questo mi legano al libro in maniera esponenziale. La chiusa è l’apice: E intanto mi faccio bolla d’aria / nel mare che si agita all’intorno.”

Per rafforzare la tesi del colore, riporto versi di un’altra poesia che evidenzia quanto l’autrice sia cresciuta, sia razionalmente pacata: “Prendere fiato, e poi ancora, / perché vivere è tutto ciò che ci resta.”

E sono solo a pagina ventidue. Quante emozioni, quante sollecitudini al petto, quanti sorrisi, collegati alla mia illusione di esserne l’autore. Quanta forza, coraggio nel rappresentare un percorso che solleva la polvere del nostro mondo. A volte ho la sensazione che da un momento all’altro tutto possa svanire ed invece un’altra poesia giunge come una ferrata allo stomaco: “A stento muovo passi: / esco, e col silenzio mi riparo.” Quasi come se l’autrice sentisse il bisogno di solitudine, di chiudere il suo mondo in una bottiglia e gettarlo “Oltre Oriente”(altra poesia dell’autrice, nda).

Ma il libro di Katia non è solo empatia ed emozione, è ricco di tecnica, di ritmi suggestivi. Ci sono testi che grazie al ritmo incessante, veloce, riesce a mettere quel pizzico in più alle già ottime parole. Questo perché le poesie non sono mucchi di parole accatastate qui e la con qualche virgola, ma la poesia è anche ritmo, è un calibrare il respiro e donarlo con tutti gli incentivi delle emozioni. Di questo Katia ne è consapevole, ecco perché ci sono varie tipologie di poesie e di versi in questo libro. Anche la tecnica della poesia “parlata” ha un effetto sonoro del tutto particolare sul lettore.

Potrei scrivere pagine e pagine su questo libro, sulle emozioni che hanno risvegliato nel profondo, su quanto i suoi dolori, le sue esperienze, hanno lasciato un segno su questo libro. Potrei scrivere come è collegabile alla mia situazione. Potrei farlo, certo, ma perché togliervi il privilegio di poterci navigare in questo mare azzurro, il vostro, e lasciarvi cullare dalle onde e dalle pause dei versi?

Non è certo il mio intento, anzi spero nel mio piccolo di avervi invogliato alla lettura di “Bucare la polvere”,

un libro che potrebbe lasciare senza fiato, per un attimo, un attimo solo, fino a quando non volti la pagina e riparti a respirare l’aria di questa essenza.

Ricollegandomi a quanto detto in precedenza, l’augurio che lancio a Katia e quello di continuare ad “Imbottigliare” le sue emozioni, sempre più. Io sarò qui pronto a stappare, e brindare ad ogni respiro …. che soffierà via la polvere ….

Guido Passini

 

postato da: nestore22 alle ore 18:09 | link | commenti (3)
categorie: poesia, appuntamenti, critica letteraria
lunedì, 05 ottobre 2009

SONO USCITI I LIBRI DI PAOLO FICHERA E ROBERTO M. MASINI

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

SONO USCITI I NUOVI LIBRI DE LARCOLAIO!!

DUE OTTIMI TESTI:

"NEL RESPIRO" di PAOLO FICHERA - Collana IL LABORATORIO

"CERCAVI TRA L'ERBA LE PAROLE" di ROBERTO MARINO MASINI - Collana I CODICI DEL '900

I DUE VOLUMI SONO IN VENDITA NEL SITO DELLA CASA EDITRICE.

 

postato da: nestore22 alle ore 00:51 | link | commenti
categorie: poesia, appuntamenti
martedì, 22 settembre 2009

UNA FERRAGOSTANA PRESENTAZIONE DI "DIRE" DEL NOSTRO FABIO MICHIELI

Ne diamo notizia soltanto oggi, ma, come si dice: "meglio tardi che mai!". Il nostro FABIO MICHIELI ha presentato, lo scorso 12 agosto in terra veneta (Cavallino -Ve-), il suo elegante volume, edito dalla nostra casa editrice. Un buon pubblico, una presentatrice attenta e graziosa. Lui, giovane belloccio ed abbronzato, si appresta a spiegare la tematica di DIRE, la raccolta di cui si parla adesso. Cavallino, così come Ca' Savio, è luogo marino e turistico di elevata gradevolezza. Colgo qui l'occasione per ricordare con grande piacere l'evento del 24 aprile scorso, quando, nella sede comunale della stessa Cavallino, io e l'autore presentammo questa bell'opera, allora freschissima di stampa.

UN AUGURIO DI BUON LAVORO, CARO FABIO!   

A SUCCESSI ULTERIORI!

IL TUO EDITORE E AMICO, GIANFRANCO (FRITZ)

  

 

 

 

 

postato da: nestore22 alle ore 20:44 | link | commenti (2)
categorie: poesia, appuntamenti

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Nome: Gianfranco Fabbri
Toscano di origine, romagnolo di adozione, scrivo poesie e prose. Le mie principali pubblicazioni sono: - "I ragazzi del Settanta", Campanotto editore, Udine, 1989 - "Davanzale di travertino", Campanotto editore, Udine, 1993 - "Jennifer" (prosa), Fernandel, Ravenna, 1995 - "Album italiano", Campanotto editore, Udine, 2002 - "Stato di vigilanza", Piero Manni,Lecce, 2006 -

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