Christian Sinicco è un giovane poeta triestino che fa parte di quella famiglia di autori che scomoda con profondità etica le leve del comportamento sociale dell’uomo. Egli non produce poesia civile in senso stretto, però dà sempre una colorazione di consapevolezza e di condivisione dei problemi del mondo. I pezzi spediti a “La costruzione del verso” riprendono in parte le istanze delle composizioni del suo libro “ Passando per New York”, laddove il nostro ospite prendeva a pre-testo i pezzi famosi di autori celebri per poi tessere la propria poetica. Negli inediti, questo binario talvolta si biforca, ma subito ritorna nella vecchia direzione: l’equilibrio sciolto, l’alto grado di leggibilità (nota del tutto positiva, non sempre scontata in un giovane di oggi) e la netta partecipazione emotiva di chi scrive riescono a travolgere il lettore nelle locations e nelle tematiche scelte. Nel primo testo, che andrò qui sotto pubblicando tra qualche istante, noto ad esempio un notevole “senso anfibio” che mi costringe a passare da uno sbandamento sintattico all’altro, come se dovessi guadare un torrente in piena. In tal senso, Christian è così riuscito a creare un’azione energetica senza tregua, ricca di quell’humus essenziale che è l’ambiguità: “Ci sono attimi come perderti // dove sei e dove hai chiuso, ma quale ansia // hanno truccato sulle labbra e quale carta hai scelto?// …”. Nel secondo testo, le scorie del discorso si susseguono l’una dopo l’altra, così da produrre una specie di accumulo visivo-concettuale: quasi un effetto logorroico, i cui notevoli effetti stanno a significare meglio la drammaticità del tema prescelto: “Il passato trasformato in bianco, e poco più in là // l’amore, le ultime sbiadite parole e la repubblica // dei bambini a Beirut, i disegni di disperazione // di quale guerra? …// …”. Poeta molto interessante, Christian Sinicco: sia per la scrittura di buona qualità, sia per gli sviluppi che questo segno potrà dare nel tempo.
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Da "ingegneria dei materiali" (2002-2006)
Ci sono attimi come perderti
dove sei e dove hai chiuso, ma quale ansia
hanno truccato sulle labbra e quale carta hai scelto?
Dove le strade sarebbero state non guardasti
la pioggia,
quale fosse il giorno, la goccia
dove questa convulsa e luminosa corsa allunga
dove sfogli la pagina, soffiando
come in uno specchio, sopra i detriti
camminando nelle pozzanghere, qualsiasi fango sbricioli
e chiunque non abbia mai pensato
sui vetri opachi …
I segni non cancellano,
il materiale le cui infrante labbra appoggi non è tuo,
l’hanno truccato. La storia, i battiti
elettrizzano l’aria, la gravità
sostituita con qualsiasi cosa. E quale carta hai scelto?
Questa, il braccio che le conficcasti, è un cuore.
Qualcosa di forte
si ferma,
continua a piovere dove sei, continua a piovere.
Sapremo mai cosa c’è oltre
dove non sei più invisibile
di ciò che stringi?
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Questa stanza senza più ricordi, e il sangue sopra i tetti.
Forse hai seguito la sua cronaca,
i mattoni esplodere sulle abitazioni, i volontari
e a centinaia l’alternarsi … il cane abbaia,
ma la confidenza è rossa; ieri
respiravamo senza aprire labbra al non ancora, lanciato
in avanti… Nei corridoi
pieghe di materia difficile da lavare, petali forati
e lettere dall’invisibile, volti,
pezzi della tua infanzia… I graffiti? Una teoria, la nostra
prima di flettere, con i passi
sulle pareti recidere il ventre
-dove slacciano gli organi, anche le definizioni percuotono
noi, sigillati al muro, emozione o vuoto,
esplorazione senza fine, occhi
chiusi. Questa stanza senza più ricordi
e alle sue finestre una corda: tirala,
le piogge allagheranno piano le lenzuola, i palazzi
inclinano già, annegano con paura…L’umanità, il domino?
Le sonorità che non sai
e non puoi tornare com’eri perché
L’architettura non sarà il riflesso dell’inevitabile,
perché se si aprissero le case e lo spazio fosse la nostra capriola
vedresti la profondità. I chilometri del nero
dall’altra parte della strada tra le stelle
hanno grida? Un padre
bestemmia ai suoi figli
al piano di sopra: le grida
le hanno strappate ai silenzi,
abbattute le porte.
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Da “finzioni di supremazia” (titolo provvisorio)
Il passato trasformato in bianco, e poco più in là
l’amore, le ultime sbiadite parole la repubblica
dei bambini a Beirut, i disegni nella disperazione
di quale guerra? Sul divano, dimenticata l’identità,
ritrovarsi e con i guanti ancora trascinare brandelli
nella notte; dopo, qualcuno parlerà…Ma la madre grida e,
poi, dice che sono lettere i fiori e in fotografia i paesaggi:
lì vedi un Golan e le mani di sposa che lo impugnano,
altre mani – gli occhi a questa collina non li vedi
lavorare la pelle olivastra, ancora a quelle linee
ondulate del viso, poiché già si incontrano come gli anni
portati via, come se gli anni portassero via, ma non più lì,
più vicini, tornando a casa, distanti quanto grandi lampioni,
numeri muti tanto lontani quanto calcolati…Solo
potendo illuminare i crocevia vuoti, ridare vita da Ber Sheva
al deserto e sui camion scavare gialli ritorni
nei tragitti, i silenzi, le bandiere, la felicità
e i tracciati nell’aria sarebbero questa scintilla ingenua.
(14 febbraio 2005, ore 15.30 – esplosione a Beirut)
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Christian Sinicco, giornalista e operatore culturale, nato a Trieste il 19 giugno 1975. È stato caporedattore di Fucine Mute Webmagazine (www.fucine.com). Nel 1999 fonda insieme ad altri poeti l’Associazione Culturale "Gli Ammutinati", con i quali organizza e partecipa a numerosi reading e festival. E' stato pubblicato in diverse antologie, tra le quali Gli Ammutinati (Italo Svevo, 2000); Ragioni e canoni del corpo (Ed. Asefi, 2001) a cura di Luciano Troisio; Il segreto delle fragole - agenda poetica (Lietocolle, 2003) a cura di Alessandro Broggi e Matteo Dentali; Simboli in versi (Ed. Quasar 2004) a cura di Giovanni Tuzet; Di sale, sole e altre parole - La nuova generazione di poesia in Trieste (ZTT_EST, 2004; antologia bilingue italiano-sloveno) a cura di Roberto Dedenaro e di Marko Kravos, La coda della galassia (FaraEditore, 2005) a cura di Alessandro Ramberti; Folia sine nomine secunda (Marsilio, 2005) a cura di Cesare Ruffato e di Luciano Troisio. Il suo primo libro Passando per New York (Lietocollelibri - http://www.lietocolle.it/index.php?module=pncommerce&func=itemview&KID=1124988721140.105.48.199&IID=246, Collana Aretusa) con prefazione a cura di Cristina Benussi, è uscito nel 2005. È redattore di AbsolutePoetry - http://www.absolutepoetry.org/. Archivia la sua attività nel blog mare del poema - http://maredelpoema.spaces.msn.com/PersonalSpace.aspx dove si possono trovare i link alle opere del suo spettro. Suoi testi sono in uscita nell'antologia Il volo del calabrone (Battello stampatore; prefazione di Aldo Nove e postfazione di Gabriele Frasca).
